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Drops of Talks: Dodi Battaglia e Filadelfo Castro

L’intervista doppia a Dodi Battaglia e Filadelfo Castro è il nostro modo di omaggiare la musica italiana. Musica, maestro!

Due chitarristi che collaborano insieme dal 2008. Da una parte Dodi Battaglia, che non ha bisogno di presentazioni. Dall’altra Filadelfo Castro, affermato arrangiatore e produttore musicale. Il nostro (emozionante) incontro inizia con sei aggettivi e due emoticon.
Fino ad arrivare a Jimi Hendrix, al Festival di Sanremo e soprattutto a “Il coraggio di vincere”, il singolo di Dodi Battaglia che anticipa il suo album di inediti in uscita in primavera. Scritto e composto insieme a Filadelfo, il brano è un’intima finestra sull’esperienza di vita di Dodi e un messaggio di forza e riscatto

Descriviti con tre aggettivi. E una emoticon.

Dodi: Mite, coraggioso e umile. Come le parole che canto nella mia canzone “Il coraggio di vincere”. 😙

Filadelfo: Affidabile, tenace, lavoratore. 👍 come la risposta che do sempre a tutti per evitare problemi (ride, ndr).

Se potessi avere un superpotere, quale sceglieresti?

Dodi: Oltre a quelli che ho? Mi sembra già di avere avuto tanto dalla vita (ride, ndr). Scherzi a parte, avrei un’ultima cartuccia da sparare. Vorrei il potere di avere una collaborazione con qualche artista deciso da me. Spesso mi capita che siano gli altri a chiedermi di fare parte del loro progetto.

Filadelfo: Sceglierei un superpotere che mi permetta di aiutare le persone a realizzare i loro desideri. Io ad esempio sono già molto propenso a lavorare per gli altri, a sostenere il progetto degli artisti con cui collaboro. Mi piacerebbe essere più utile ancora, dando ai giovani gli strumenti necessari per trovare la strada giusta per loro.

Quale personaggio storico avresti voluto incontrare? Cosa gli avresti domandato?

Dodi: C’è un’ampia scelta. Da Carlo Magno a Karl Marx. Ma se proprio devo scegliere, dico Jimi Hendrix! Più che sottoporgli una vera e propria domanda, mi sarebbe piaciuto stargli accanto per conoscere come si esprime, come si approccia alla musica e allo strumento, come interagisce con gli altri musicisti. Si impara molto di più a stare al fianco di una persona invece che chiedere quello che pensa. Una volta mi è capitato di suonare prima di un suo concerto. Per l’occasione diversi gruppi di Bologna furono ospitati. Suonavo la chitarra da poco e mi chiesero di portare un brano a mia scelta sul palco. Quale ho scelto? Una canzone di Jimi! Sono stato un vero incosciente, ma sono sopravvissuto!

Filadelfo: Anche io devo dire Jimi Hendrix! Di sicuro gli avrei chiesto qual è stato il primo suono di chitarra che ha sentito e da cui è arrivata l’ispirazione. Per noi che siamo chitarristi, lui rappresenta il capostipite di un certo modo di suonare. Sarei curioso di sapere da dove è nato tutto.

Qual è il tuo primo pensiero al mattino? E l’ultimo della sera?

Dodi: La sera mi appunto sul telefono o nella mia mente qualcosa. Al mattino cerco quindi di restare in collegamento con il pensiero del giorno prima.

Filadelfo: Al mattino mi sveglio pensando al planning della giornata, mi piace essere organizzato. La sera penso invece alla mia famiglia, a quello che voglio fare per loro o per me stesso. È un pensiero personale più che legato al lavoro.

Istinto o razionalità?

Dodi: L’istinto è prioritario. Quando suoni live su un palco c’è ben poco di razionale. Tutto è istinto o per lo meno è un qualcosa di spontaneo che ormai è diventato parte di te. Come artisti, è poi normale prendersi del tempo per ragionare sulle cose. Esistono poi anche veri e propri momenti di riflessione, quando sei da solo con i tuoi pensieri.

Filadelfo: Direi un istinto buono. I comportamenti devono essere istintivi ma esiste una parte di revisione razionale necessaria a migliorare questo input originario. Nel nostro lavoro funziona così, prima l’istinto che significa essere liberi di esprimere le proprie idee, senza schemi e rigidità. E infine la razionalità.

Dodi: Ad esempio il modo di dire “dormiamoci su e parliamone domani” fa parte del processo creativo con cui quotidianamente lavoriamo io e Filadelfo.

La vostra primissima canzone con la chitarra.

Dodi: Ho iniziato a suonare la chitarra perché ero appassionato degli Shadows, un gruppo degli anni ’60. Il mio primo brano è stato “Atlantis”, con una Fender, la chitarra elettrica che ancora oggi scelgo come mia compagna sul palco.

Filadelfo: Senza contare le prime canzonette da oratorio, il mio primo pezzo è stato “Hammer to Fall” dei Queen. I Queen erano la mia band preferita al liceo.

Hai un biglietto di sola andata per un paradiso esotico dove non esiste Wi-Fi. Puoi portare esclusivamente 5 oggetti in valigia.

Dodi: La chitarra sicuramente, il costume da bagno perché dà un senso di comfort e libertà senza l’obbligo di indossare vestiti al mattino, un pc per prendere nota di nuove frasi e brani. E poi se proprio devo partire per tanto tempo, come si fa a stare senza un set di tagliaunghie, shampoo e rasoio? (ride, ndr) Ah, porterei pure la carta di credito!

Filadelfo: La chitarra, il pc e le cuffie sono fondamentali. Aggiungerei un libro e un bagnoschiuma, perché odio la sensazione di non potermi lavare.

Racconta la tua pratica quotidiana di comportamenti sostenibili: quali azioni concrete adotti per tutelare l’ambiente in cui vivi e lavori?

Dodi: Per me la sostenibilità ha un valore importante. Ad esempio, ho collaborato per anni con i progetti del WWF. Persino alcune copertine degli album dei Pooh sono state realizzate con carta recuperata. Credo però che ciò che più conta sia l’applicazione di regole che già esistono, è solo una questione di conoscenza. Mi ricordo che negli anni ’80, una volta conclusi i concerti negli stadi, eravamo soliti buttare a terra i trasmettitori che usiamo per suonare il nostro strumento. È qualcosa di inammissibile adesso, ma allora non ne eravamo consapevoli. Penso anche che punire in qualche modo coloro che non rispettano le regole possa essere un passo in avanti. Esistono però anche dei buoni esempi di senso di civiltà. A Bologna, la mia città, una domenica mi è capitato di incontrare un gruppo di persone intenti a pulire le scritte sui muri. Mi sono avvicinato per domandare chi avesse commissionato il servizio. La loro risposta è stata: “Abbiamo deciso di fare del bene per la città che amiamo”.

Filadelfo: Oltre ai normali comportamenti di buon senso, il mio concetto di tutela ambientale consiste nell’evitare di acquistare cose usa e getta, che non servono e che tanto finiranno nella spazzatura. Bisogna lasciar perdere tutto ciò che è superfluo.

Osserva gli spazi della tua casa: conta quante piante e quanti strumenti di domotica sono presenti.

Dodi: Ho il pollice “nero”. Diciamo che io e le piante ci ignoriamo reciprocamente…Però ho una casa con un giardino molto grande! Ho il Wi-Fi, mentre tutto il resto non mi interessa.

Filadelfo: Ho un giardino. Come domotica? Wi-Fi e termostato valgono lo stesso? In quanto produttore musicale, con certa tecnologia ci lavoro tutti i giorni. Preferisco tornare a casa e godere della natura.

Se avessi un budget extra di 1 milione di euro, come lo spenderesti e perché?

Dodi: Comprerei 2/3 chitarre che mancano alla mia collezione.

Filadelfo: Uno dei miei sogni è sempre stato avere una casa-studio di un certo tipo, in un posto magico. Magari al mare o in campagna.

Felicità è…

Dodi: Pane e nutella! Se devo essere più profondo, credo che la felicità sia un dovere.

Filadelfo: Libertà. Mai come oggi mi rendo conto quanto sia importante per noi. Quella che abbiamo ora è una libertà condizionata. Ci siamo resi conto che la libertà è l’unico tassello della nostra vita che non dipende da noi…

Dodi, parliamo della canzone “Il coraggio di vincere”. Come è nata?

Musicalmente è nata da appunti elaborati durante il primo lockdown, così come il resto del mio album. Il testo, che ho scritto insieme a Filadelfo, è stato ispirato dalla lettura di una frase: “Perché vinci se impari a vivere con coraggio, con umiltà”. Appena letta, ho pensato subito a quanto fosse bella e a quanto avessi in preparazione una musica adatta. Mi sono messo poi a lavorare sul testo, insieme anche a Chiara Peduzzi che collabora ai miei testi. E questa frase è diventata centrale nella mia canzone. Ho scelto questo brano per lanciare il mio album, proprio perché è quello con più impatto. L’intento era comunicare il mio approccio alla vita, fatto di coraggio, di umiltà e di forza. Visti i primi riscontri, direi che l’obiettivo sia stato raggiunto. Ho ricevuto commenti davvero positivi, come il fatto che il mio pezzo faccia bene in un momento storico così particolare. Le persone addirittura sono rimaste stupite nello scoprire che un brano come questo è stato fatto proprio da me! E vi svelo una cosa. Mi sono meravigliato anche io nel momento in cui Draghi, durante un discorso rivolto ad un pubblico di giovani, ha inserito un concetto pressoché identico: per andare avanti nella vita ci vogliono coraggio e umiltà. Ho subito scritto ai miei collaboratori: “Ragazzi, avete un artista che è un genio!” (ride, ndr).

Filadelfo, questa è la settimana del festival di Sanremo. Nel 2020 eri sul palco dell’Ariston come direttore d’orchestra per Rita Pavone: come ci si prepara per un’occasione del genere? Qual era il tuo stato d’animo?

Ci si prepara studiando tantissimo, è un’occasione di grande responsabilità che incide nella carriera di un’artista. Non si può sbagliare. Ero veramente felice, perché Sanremo rappresenta un attestato di stima da parte degli addetti ai lavori, una conferma che ti permette di capire di aver preso la direzione giusta della vita. Hai la sensazione di raggiungere un traguardo, un po’ come quando prendi una laurea. Mi sono sentito importante. In generale, la soddisfazione più bella di tutte resta sempre il fatto di conoscere e interagire con colleghi che ti apprezzano e puntano su di te. Qui di fianco a me c’è proprio Dodi, che ha creduto in me già dal 2008. È stato il primo a intuire le mie qualità e la serietà sul lavoro.

Drops of Talks: Dodi Battaglia e Filadelfo Castro

L’intervista doppia a Dodi Battaglia e Filadelfo Castro è il nostro modo di omaggiare la musica italiana. Musica, maestro!

Due chitarristi che collaborano insieme dal 2008. Da una parte Dodi Battaglia, che non ha bisogno di presentazioni. Dall’altra Filadelfo Castro, affermato arrangiatore e produttore musicale. Il nostro (emozionante) incontro inizia con sei aggettivi e due emoticon.
Fino ad arrivare a Jimi Hendrix, al Festival di Sanremo e soprattutto a “Il coraggio di vincere”, il singolo di Dodi Battaglia che anticipa il suo album di inediti in uscita in primavera. Scritto e composto insieme a Filadelfo, il brano è un’intima finestra sull’esperienza di vita di Dodi e un messaggio di forza e riscatto

Descriviti con tre aggettivi. E una emoticon.

Dodi: Mite, coraggioso e umile. Come le parole che canto nella mia canzone “Il coraggio di vincere”. 😙

Filadelfo: Affidabile, tenace, lavoratore. 👍 come la risposta che do sempre a tutti per evitare problemi (ride, ndr).

Se potessi avere un superpotere, quale sceglieresti?

Dodi: Oltre a quelli che ho? Mi sembra già di avere avuto tanto dalla vita (ride, ndr). Scherzi a parte, avrei un’ultima cartuccia da sparare. Vorrei il potere di avere una collaborazione con qualche artista deciso da me. Spesso mi capita che siano gli altri a chiedermi di fare parte del loro progetto.

Filadelfo: Sceglierei un superpotere che mi permetta di aiutare le persone a realizzare i loro desideri. Io ad esempio sono già molto propenso a lavorare per gli altri, a sostenere il progetto degli artisti con cui collaboro. Mi piacerebbe essere più utile ancora, dando ai giovani gli strumenti necessari per trovare la strada giusta per loro.

Quale personaggio storico avresti voluto incontrare? Cosa gli avresti domandato?

Dodi: C’è un’ampia scelta. Da Carlo Magno a Karl Marx. Ma se proprio devo scegliere, dico Jimi Hendrix! Più che sottoporgli una vera e propria domanda, mi sarebbe piaciuto stargli accanto per conoscere come si esprime, come si approccia alla musica e allo strumento, come interagisce con gli altri musicisti. Si impara molto di più a stare al fianco di una persona invece che chiedere quello che pensa. Una volta mi è capitato di suonare prima di un suo concerto. Per l’occasione diversi gruppi di Bologna furono ospitati. Suonavo la chitarra da poco e mi chiesero di portare un brano a mia scelta sul palco. Quale ho scelto? Una canzone di Jimi! Sono stato un vero incosciente, ma sono sopravvissuto!

Filadelfo: Anche io devo dire Jimi Hendrix! Di sicuro gli avrei chiesto qual è stato il primo suono di chitarra che ha sentito e da cui è arrivata l’ispirazione. Per noi che siamo chitarristi, lui rappresenta il capostipite di un certo modo di suonare. Sarei curioso di sapere da dove è nato tutto.

Qual è il tuo primo pensiero al mattino? E l’ultimo della sera?

Dodi: La sera mi appunto sul telefono o nella mia mente qualcosa. Al mattino cerco quindi di restare in collegamento con il pensiero del giorno prima.

Filadelfo: Al mattino mi sveglio pensando al planning della giornata, mi piace essere organizzato. La sera penso invece alla mia famiglia, a quello che voglio fare per loro o per me stesso. È un pensiero personale più che legato al lavoro.

Istinto o razionalità?

Dodi: L’istinto è prioritario. Quando suoni live su un palco c’è ben poco di razionale. Tutto è istinto o per lo meno è un qualcosa di spontaneo che ormai è diventato parte di te. Come artisti, è poi normale prendersi del tempo per ragionare sulle cose. Esistono poi anche veri e propri momenti di riflessione, quando sei da solo con i tuoi pensieri.

Filadelfo: Direi un istinto buono. I comportamenti devono essere istintivi ma esiste una parte di revisione razionale necessaria a migliorare questo input originario. Nel nostro lavoro funziona così, prima l’istinto che significa essere liberi di esprimere le proprie idee, senza schemi e rigidità. E infine la razionalità.

Dodi: Ad esempio il modo di dire “dormiamoci su e parliamone domani” fa parte del processo creativo con cui quotidianamente lavoriamo io e Filadelfo.

La vostra primissima canzone con la chitarra.

Dodi: Ho iniziato a suonare la chitarra perché ero appassionato degli Shadows, un gruppo degli anni ’60. Il mio primo brano è stato “Atlantis”, con una Fender, la chitarra elettrica che ancora oggi scelgo come mia compagna sul palco.

Filadelfo: Senza contare le prime canzonette da oratorio, il mio primo pezzo è stato “Hammer to Fall” dei Queen. I Queen erano la mia band preferita al liceo.

Hai un biglietto di sola andata per un paradiso esotico dove non esiste Wi-Fi. Puoi portare esclusivamente 5 oggetti in valigia.

Dodi: La chitarra sicuramente, il costume da bagno perché dà un senso di comfort e libertà senza l’obbligo di indossare vestiti al mattino, un pc per prendere nota di nuove frasi e brani. E poi se proprio devo partire per tanto tempo, come si fa a stare senza un set di tagliaunghie, shampoo e rasoio? (ride, ndr) Ah, porterei pure la carta di credito!

Filadelfo: La chitarra, il pc e le cuffie sono fondamentali. Aggiungerei un libro e un bagnoschiuma, perché odio la sensazione di non potermi lavare.

Racconta la tua pratica quotidiana di comportamenti sostenibili: quali azioni concrete adotti per tutelare l’ambiente in cui vivi e lavori?

Dodi: Per me la sostenibilità ha un valore importante. Ad esempio, ho collaborato per anni con i progetti del WWF. Persino alcune copertine degli album dei Pooh sono state realizzate con carta recuperata. Credo però che ciò che più conta sia l’applicazione di regole che già esistono, è solo una questione di conoscenza. Mi ricordo che negli anni ’80, una volta conclusi i concerti negli stadi, eravamo soliti buttare a terra i trasmettitori che usiamo per suonare il nostro strumento. È qualcosa di inammissibile adesso, ma allora non ne eravamo consapevoli. Penso anche che punire in qualche modo coloro che non rispettano le regole possa essere un passo in avanti. Esistono però anche dei buoni esempi di senso di civiltà. A Bologna, la mia città, una domenica mi è capitato di incontrare un gruppo di persone intenti a pulire le scritte sui muri. Mi sono avvicinato per domandare chi avesse commissionato il servizio. La loro risposta è stata: “Abbiamo deciso di fare del bene per la città che amiamo”.

Filadelfo: Oltre ai normali comportamenti di buon senso, il mio concetto di tutela ambientale consiste nell’evitare di acquistare cose usa e getta, che non servono e che tanto finiranno nella spazzatura. Bisogna lasciar perdere tutto ciò che è superfluo.

Osserva gli spazi della tua casa: conta quante piante e quanti strumenti di domotica sono presenti.

Dodi: Ho il pollice “nero”. Diciamo che io e le piante ci ignoriamo reciprocamente…Però ho una casa con un giardino molto grande! Ho il Wi-Fi, mentre tutto il resto non mi interessa.

Filadelfo: Ho un giardino. Come domotica? Wi-Fi e termostato valgono lo stesso? In quanto produttore musicale, con certa tecnologia ci lavoro tutti i giorni. Preferisco tornare a casa e godere della natura.

Se avessi un budget extra di 1 milione di euro, come lo spenderesti e perché?

Dodi: Comprerei 2/3 chitarre che mancano alla mia collezione.

Filadelfo: Uno dei miei sogni è sempre stato avere una casa-studio di un certo tipo, in un posto magico. Magari al mare o in campagna.

Felicità è…

Dodi: Pane e nutella! Se devo essere più profondo, credo che la felicità sia un dovere.

Filadelfo: Libertà. Mai come oggi mi rendo conto quanto sia importante per noi. Quella che abbiamo ora è una libertà condizionata. Ci siamo resi conto che la libertà è l’unico tassello della nostra vita che non dipende da noi…

Dodi, parliamo della canzone “Il coraggio di vincere”. Come è nata?

Musicalmente è nata da appunti elaborati durante il primo lockdown, così come il resto del mio album. Il testo, che ho scritto insieme a Filadelfo, è stato ispirato dalla lettura di una frase: “Perché vinci se impari a vivere con coraggio, con umiltà”. Appena letta, ho pensato subito a quanto fosse bella e a quanto avessi in preparazione una musica adatta. Mi sono messo poi a lavorare sul testo, insieme anche a Chiara Peduzzi che collabora ai miei testi. E questa frase è diventata centrale nella mia canzone. Ho scelto questo brano per lanciare il mio album, proprio perché è quello con più impatto. L’intento era comunicare il mio approccio alla vita, fatto di coraggio, di umiltà e di forza. Visti i primi riscontri, direi che l’obiettivo sia stato raggiunto. Ho ricevuto commenti davvero positivi, come il fatto che il mio pezzo faccia bene in un momento storico così particolare. Le persone addirittura sono rimaste stupite nello scoprire che un brano come questo è stato fatto proprio da me! E vi svelo una cosa. Mi sono meravigliato anche io nel momento in cui Draghi, durante un discorso rivolto ad un pubblico di giovani, ha inserito un concetto pressoché identico: per andare avanti nella vita ci vogliono coraggio e umiltà. Ho subito scritto ai miei collaboratori: “Ragazzi, avete un artista che è un genio!” (ride, ndr).

Filadelfo, questa è la settimana del festival di Sanremo. Nel 2020 eri sul palco dell’Ariston come direttore d’orchestra per Rita Pavone: come ci si prepara per un’occasione del genere? Qual era il tuo stato d’animo?

Ci si prepara studiando tantissimo, è un’occasione di grande responsabilità che incide nella carriera di un’artista. Non si può sbagliare. Ero veramente felice, perché Sanremo rappresenta un attestato di stima da parte degli addetti ai lavori, una conferma che ti permette di capire di aver preso la direzione giusta della vita. Hai la sensazione di raggiungere un traguardo, un po’ come quando prendi una laurea. Mi sono sentito importante. In generale, la soddisfazione più bella di tutte resta sempre il fatto di conoscere e interagire con colleghi che ti apprezzano e puntano su di te. Qui di fianco a me c’è proprio Dodi, che ha creduto in me già dal 2008. È stato il primo a intuire le mie qualità e la serietà sul lavoro.

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